L’Unione degli Universitari non ferma i ricorsi per combattere i 33 atenei pubblici che, in Italia, hanno una tassazione universitaria fuorilegge, perché troppo alta.
Il sindacato studentesco, infatti, ha dato mandato ai propri legali di procedere nel presentare nuovi ricorsi negli Atenei di Modena e Reggio Emilia e Pavia, ateneo nel quale già il TAR della Lombardia aveva condannato lo scorso novembre l’università a risarcire tutti gli studenti per una cifra di circa 2 milioni di euro.
Per Legge il contributo richiesto agli studenti deve rimanere al di sotto del 20% del finanziamento statale rivolto all’ateneo (rapporto FFO/tasse studenti). Questa legge, in qualche ateneo, fino ad oggi ha tutelato gli studenti da aumenti eccessivi delle tasse universitarie.
In questi tre anni ci siamo trovati davanti ad una progressiva riduzione dell’FFO (fondo di finanziamento ordinario), il fondo con cui lo Stato finanzia le università italiane, con un corrispettivo aumento delle tasse universitarie teso a coprire il deficit causati dai tagli, che ha portato ad oltrepassare il tetto vincolante del 20%, facendo diventare 33 atenei pubblici su 61 “fuorilegge”.
Se questo non bastasse ad evidenziare la grave condizioni in cui si trovano le famiglie e gli studenti italiani, venerdì scorso un appello, pubblicato su “Il Riformista” dal titolo “Vogliamo liberare l’università”, attacca di nuovo il diritto allo studio universitario agitando l’idea di deregolamentare le rette universitarie, con firme tra gli altri di Margherita Hack, Andrea e Pietro Ichino.
Riteniamo questa richiesta, non solo priva di qualsiasi logica, ma anche figlia di una conoscenza scarsissima del sistema università nel nostro Paese.
Ogni studente italiano, così come ogni persona che abbia qualsiasi tipo di rapporto con il sistema universitario, conosce bene il tema della tassazione studentesca e quanto esso già oggi gravi sulle famiglie di provenienza degli studenti.
Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Union degli Universitari spiega: “L’appello riporta una situazione in cui ci sarebbero > quando in tutti gli atenei gli importi della tassazione variano in base alla propria situazione economica -con diversi importi che si basano solitamente sull’indicatore ISEEU- e spesso sono previste agevolazioni dirette o indirette, tramite apposite borse o sgravi, per gli studenti che riescono ad ottenere un numero alto di crediti con una media elevata.”
“Allo stesso tempo viene del tutto omesso che l’Italia è oggi uno dei Paesi sviluppati con le tasse universitarie più alte, con una media che supera i 1100 € e che ha subito di recente forti aumenti, causati anche dal taglio dei finanziamenti statali (come si può evincere da tabella e grafico in allegato).Se guardiamo ai principali Paesi europei, ad esempio, vediamo subito che Germania, Spagna e Francia hanno una tassazione decisamente inferiore a quella media italiana – ad esempio per la Francia la tassazione è di meno di 200 € annui per una laurea triennale.”
“Non solo- conclude Orezzi- sempre come si può notare dai nostri grafici, bisogna sottolineare come molti Paesi non chiedano neanche il pagamento di tasse universitarie agli studenti, perché completamente gratuite. Tra questi citiamo la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, la Finlandia e persino l’Austria nel 2008 ha abolito una tassazione universitaria che era di poco inferiore ai 750 € a studente. Se poi guardiamo alla spesa per il diritto allo studio, la situazione è completamente opposta. Nel 2013 in Italia avremo una spesa statale di appena 13 milioni di euro, mentre Francia
e Germania si attestano a circa 2 miliardi di euro e la Spagna si attesta di poco sotto agli 800 milioni.”
L’UDU, come sindacato studentesco non potrà che continuare ad appoggiare con le proprie basi locali, come a Pavia e Modena-Reggio, tutti gli studenti che vogliono rispettato un loro diritto: avere delle tasse a norma di legge e che rendano effettivo il diritto allo studio universitario, permettendo a tutti gli studenti l’accesso alla formazione universitaria. Chiediamo con forza che il neo Ministro Profumo possa aprire un tavolo per ridefinire i criteri di tassazione e si possa discutere di un modello di tassazione unica in tutti gli atenei. Speriamo che le dichiarazioni lette sul “Riformista” nei giorni scorsi siano gli ultimi inneggiamenti all’ideologia dell’aumento illimitato delle tasse universitarie, un’ideologia completamente slegata dalla realtà degli atenei nel nostro Paese.
